Tappa n.65 – Bologna, profumata di sapori

Non è per andare di luoghi comuni, ma davvero se si passeggia per il centro di questa città caciarona e simpatica, ogni due passi ti arriva una zaffata di profumo di mortadella, o comunque di salume: quel profumo che chi non è troppo giovane certamente ricorda bene, ma che molti nemmeno sospettano possa esistere. E’ pressocchè sparito dal mondo perchè le salumerie si sono andate tutte ad infilare nei supermercati e nei centri commerciali, dove gli aromi, ammesso che esistano, si disperdono in spazi immensi, rarefacendosi e andandosi a mescolare con quelli emessi dai flaconi di bagnoschiuma. Una perdita immane per la Nazione a mio avviso.

bologna cibo

A Bologna questo per ora non succede: spero che i numerosi ghiottoni che ci abitano non si estinguano troppo in fretta, e soprattutto che non si trasformino altrettanto in fretta in vegetariani e vegani. E’ talmente un trionfo entrare in questi templi del gusto, dove le cascate di tortellini si alternano agli alberi di prosciutto, ma soprattutto dove, se proprio si decide di non mangiare, ci si può almeno lasciare andare al turbamento dell’olfatto solleticato  e della salivazione abbondante. (Chissà se qualcuno conosce ancora la meravigliosa sensazione di avere l’acquolina in bocca…)

Qui però tutto saporoso e succulento, opulento e abbondante – come il buon Francesco Guccini ci ricorda nella sua impareggiabile “Bologna… è una vecchia signora” – anche se non sempre si può definire raffinato: fa parte del gioco di questa dotta cittadina, esagerare un po’, restare con i piedi per terra e le mani in pasta, lasciare che i sensi si esprimano, senza giudicare troppo. Così capita di vederne di tutti i colori, andando a spasso sotto i suoi portici. Personaggi variopinti, un po’ improbabili, eccessivi, che restano fuori casa ore e ore, animando fino a tarda notte ogni angolo del centro – che non è per nulla piccolo. Così anche chi si sente improvvisamente troppo grigio e normale, si può mescolare alla gente senza pensieri, e guardare tutto quello che gli passa davanti senza sentirsi troppo invadente e curioso.

bologna lucio dalla

Io una domenica mattina, passeggiando con un’amica, ho incontrato Lucio Dalla: era uguale identico a quello che avevo visto in tv. Stesso cappellino, stessi occhiali, stessa barba incolta, piccolo, simpatico in modo indicibile, al fianco del compagno della sua vita. Oggi che non sarebbe più possibile incontrarlo per la strada, i suoi adoranti concittadini hanno trovato una soluzione degna della loro ironia: si sono fatti fare da uno scultore siciliano, Carmine Susinni, una statua in bronzo talmente identica all’originale da sembrare lui, seduto su una panchina, con il braccio sinistro pronto ad atterare sulla spalla dell’amico che arriverà a sederglisi accanto. Con un sorriso dolcissimo stampato sulle labbra, commovente e accogliente. In occasione di Expo la Fondazione Dalla l’ha prestata a Vittorio Sgarbi per la sua mostra “Il Tesoro d’Italia” ed è rimasta per sei mesi sul decumano. Inutile dirlo, è stata l’opera d’arte più fotografata in assoluto e migliaia di persone si sono portate a casa una parte dell’energia infinita di Lucio e della sua città natia. Ora per vederla, stare un po’ con lui e catturare la magia che c’è nell’aria, bisogna andare in Via Massimo D’Azeglio, dove ha abitato una vita intera: lui è lì ad aspettarvi giorno e notte.

Mariagrazia Innecco

 

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