Tappa n.66 – Marzabotto, e Capperina sembra opporre resistenza

Viviamo in una Terra così ricca e variegata che a volte basta spostarsi di pochissimo per finire su un pianeta che nulla ha a che vedere con quello che abbiamo appena lasciato. Non parlo solo del paesaggio, ma anche delle atmosfere, delle evocazioni, delle tracce lasciate dalla storia, e in generale di tutto ciò che è in grado di inviarci messaggi significativi.

Che stesse per succedere qualcosa di molto particolare lo avevo capito in fretta, quel pomeriggio. La mattina avevo raggiunto a sorpresa Alessandro e Edite a Castel Bolognese ed ero stata con loro prima a Castel Del Rio e poi a Bologna. La meta successiva doveva essere Marzabotto dove ci attendevano per farci visitare gli scavi etruschi e portarci a cena in un luogo particolare. Si trattava di percorrere solo una trentina di chilometri verso le colline, lungo la valle del fiume Reno, ma Capperina Turchina – la mitica 500 azzurro acqua – di strada quel giorno ne aveva già fatta parecchia ed era provata. La decisione di imboccare l’autostrada per arrivare a Sasso Marconi  – il primo casello successivo a quello di Bologna – mi era parsa la migliore: ci saremmo evitati le molte curve e la brutta salita della statale, e avremmo recuperato un po’ del ritardo accumulato. Ancora una volta però non avevo fatto i conti con la personalità decisa di questa piccola auto magica: piuttosto che varcare il casello, si era fermata fumante sull’ultima curva della rotatoria di immissione, per giunta fuori della mia vista, nascosta e arrabbiatissima. Dalla mia Clio avevo cercato allarmata Alessandro, che nel frattempo aveva già chiamato un carro attrezzi. Dieci minuti dopo avevamo diagnosi e soluzione: lei si era recisa con decisione il filo dell’acceleratore, quindi non poteva marciare autonomamente, ma il Soccorso Stradale l’avrebbe caricata sul pianale e condotta a Marzabotto in meno di mezz’ora e lì ci avrebbero aiutati a trovare un bravo meccanico.

marzabotto viaggio in carro attrezzi

Trionfante e con il faro ben rivolto verso di lei, neanche fosse un riflettore da palcoscenico, si era lasciata trasportare baldanzosa, guardando dall’alto in basso le vetture moderne e sfreccianti che ora non le mettevano nessuna paura: si sentiva assolutamente al sicuro e al domani non aveva proprio voglia di pensare.

In realtà non aveva avuto nemmeno per un attimo intenzione di rovinarci i programmi: è una saggia questa macchinetta, ha ben speso i suoi 45 anni di vita, sa come farsi ascoltare e dove è opportuno andare. Mi sta simpatica da matti e ha praticamente sempre ragione lei. Anche in questa circostanza si era limitata a farsi ricoverare in un garage tranquillo lasciandoci liberi di andare dove ci attendevano in parecchi.

L’amico Guido Mascagni aveva infatti organizzato una serata straordinaria che sarebbe stato un vero peccato perdere: una cena a tema dantesco, preceduta da un’affascinante conferenza da lui stesso condotta dal titolo “Selve – Come smarrirsi,come ritrovarsi: consigli per non perdersi nelle selve di oggi“. Appassionato studioso dell’Alighieri, del Boccaccio, e in generale del ‘600, italianista e divulgatore, docente universitario, oltre che gourmet e bon vivant, Guido ha inventato il “RistoDante“, dove i piatti della tradizione vengono realizzati ispirandosi alla Commedia Divina: ed ecco arrivare in tavola un antipasto chiamato “Nel mezzo del cammin“, dove la selva oscura è rappresentata da una davvero divina vellutata di cavolo nero e il sentiero da una granella di mandorle tritate, o il “Grande Mantovano“, un primo piatto dedicato a Virgilio, in cui i grandi tortelli di zucca si sposano con un delicato ragù bianco. Il tutto nella cornice di un agriturismo davvero particolare, nato dalla volotà ferrea di una coppia di coniugi pieni di sogni e concretezza, Danila e Gabriele, che dopo anni di lavoro, il primo gennaio 2015 hanno inaugurato il loro gioiello, chiamandolo significativamente “Al di là del Fiume“: agriturismo, azienda agricola, vigna, centro di scambio, fucina di cultura e recupero.

“Crediamo nella passione tra le persone, nella forza della terra, e siamo convinti che tra il cosmo e le radici ci sia un’armonia”.

Mariagrazia Innecco

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