Tappa n.69 – Parma, la buonissima.

Sono stata nipote e figlia – per parte di madre – di parmensi: non parmigiani, perchè a quanto pare si chiamano così solo coloro che sono proprio nati in città. Invece i paesi natii dei nonni erano Torrechiara e Sala Banganza, due località praticamente attaccate alle più famose Langhirano e Felino, dove l’aria sa di prosciutto crudo e culatello, e dove la mattina le signore ancora si alzano presto per preparare una colazione abbondante ai loro familiari prima che vadano a scuola o al lavoro. Anche se non ci ho mai abitato a lungo, ci sono andata spesso in vacanza e in quei frangenti ho goduto anch’io del trattamento alimentare tipico della zona: ammetto che alla lunga potrebbe diventare dannoso, ma alzarsi dal letto e trovare sul tavolo le crescentine appena preparate dalla zia era qualcosa di inebriante che dava a tutta la giornata un taglio speciale. La loro fragranza unita al sapore del prosciutto dolcissimo appena tagliato sta fra i miei più piacevoli ricordi d’infanzia, paragonabile solo a quello della fetta di pane bianco coperta da un velo di burro e spolverata di zucchero che mi consegnava la nonna per merenda. Pane, burro, zucchero, salumi, carni, cose fritte? Oggi si urla all’orrore, al cancro in agguato, mica le mangi più in scioltezza queste cose, ma allora arrivavo a cena di nuovo con una fame lupina, perchè come minimo mi ero fatta 20 chilometri in bicicletta ed ero salita su due o tre alberi per raccoglierne i frutti, altro che smaltire le calorie davanti al pc!

parma gnocco fritto

Non so cosa succeda nelle abitazioni dei parmensi del giorno d’oggi, forse una ridimensionata se la saranno data anche loro, ma di certo girando nei 7 padiglioni di Cibus – la più grande fiera dell’alimentazione, che guarda caso si svolge proprio alla Fiera di Parma – si ha la sensazione che di persone che hanno voglia di nutrirsi bene ce ne siano sempre di più. E anche di farlo con varietà ed alternanza, senza rovinarsi del tutto uno dei massimi piaceri che l’esistenza ci offre. Bando alla tristezza nell’alimentazione, sembra essere il grande messaggio che esce da ciascuno dei 3.000 stand espositivi che attraggano ad ogni edizione più visitatori: quella che si è appena conclusa era la diciottesima, e pare che abbia avuto la maggior affluenza di tutte le precedenti: 70.000 persone, di cui 15.000 provenienti dall’estero.

parma cibus

Osservatorio specializzato, luogo di scambio, punto di incontro, occasione di assaggio e mille altre cose, questa Fiera che è diventata il vero simbolo dell’Agroalimentare italiano, durante la quale i migliori cuochi vengono invitati perchè si esibiscano in show cooking e lezioni ad alto livello, dove i maggiori compratori dei 5 continenti arrivano perchè in tutto il mondo si sa che il cibo migliore è italiano, dove non viene trascurato nessun comparto, dai più tradizionali ai più innovativi, a quelli vegani e soprattutto glutin free (vi ricordate quando la pastina glutinata Buitoni era considerata la migliore con cui si potevano nutrire i propri pargoli?). I tempi cambiano, e con loro le mode, quello che resta e resterà per sempre  è la nostra lunga tradizione condita con la inarrivabile fantasia degli italiani, che spesso proprio in cucina sanno dare il meglio di loro stessi.

Dall’anno prossimo Cibus tornerà ad essere annuale e si svolgerà a ridosso dell’altra manifestazione fieristica che il mondo ci invidia – il Vinitaly di Verona – ottenendo in questo modo che i visitatori stranieri possano, con un unico spostamento,  avere a disposizione il meglio che l’Italia può offrire al mondo in termini di nutrimento. Altra buona notizia per chi come me ha penato non poco per arrivare a destinazione con l’auto: a breve inizieranno i lavori di uno svincolo autostradale dedicato, che immetterà direttamente nel grandissimo piazzale antistante i padiglioni accorciando di parecchio i tempi di percorrenza.

Mariagrazia Innecco

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