Tappa n.70 – San Colombano al Lambro, gran buon vino

Milano si avvicina sempre più e se ne cominciano a vedere le tracce: abbandonata la succulenta Emilia, la Romagna ormai alle spalle, eccoci entrati nella ricca Lombardia. Stiamo per arrivare alle province di Lodi e di Pavia, ma prima vogliamo fermarci in una cittadina singolare per diversi motivi. Innanzitutto è una delle poche exclave italiane: il termine sta ad indicare un territorio appartenente ad una giurisdizione amministrativa – nel caso di San Colombano la città metropolitana di Milano – ma ubicato in una provincia diversa – in questo caso Lodi. Poi è unica in quanto a territorio, posizionata com’è sulla sola collina che si incontra dopo chilometri e chilometri di pianura: ettari di dolci declivi coltivati a vite che si perdono a vista d’occhio e che da secoli forniscono uve pregiate, perfette per essere trasformate in vini apprezzati fin dal primo millennio.

san colombano al lambro castello e vigneti

Per la sua posizione sopraelevata San Colombano al Lambro era già probabilmente fortificata nel VI secolo, quando dall’Irlanda arrivò un monaco – Colombano appunto – che insegnò  agli abitanti a coltivare la vite. Il castrum antico venne distrutto da Federico Barbarossa durante il suo secondo passaggio in Italia, attorno al 1163 d.C.

Ma la città era in una posizione  così strategica e fondamentale per la sicurezza dell’intera regione (all’epoca il fiume Lambro era navigabile e collegato al Mare Adriatico) che l’anno successivo venne riedificata una fortezza più imponente della precedente che divenne residenza imperiale. Un forte impulso allo sviluppo economico del circondario venne da Bianca di Savoia, moglie del signore di Milano Galeazzo Visconti, che si trasferì definitivamente in un’ala del castello nel 1370: la nobildonna amava più la vita rurale che quella di corte, la natura più che la città, ed aveva competenze in ambito agricolo ed enologico, tanto che emise una serie di regole severissime sulla coltura delle piante di vite e sulla vinificazione, fino a quel momento poco controllata e di scarsa resa, e altrettanto severe multe da comminare a chi non rispettava i regolamenti. Dotò il territorio di un canale di irrigazione e fornì le basi di quella che ancora oggi è una fiorente attività.

Esiste da molti anni un Consorzio di 12 cantine che non solo  producono vini D.O.C. di ottima qualità, ma  tutelano anche i 1480 ettari del grande parco che abbraccia il territorio di 5 comuni, e organizzano manifestazioni stagionali di forte richiamo, come la Festa delle Ciliegie a giugno, il Guiderdone Banino (una bellissima festa medievale) e la Sagra dell’Uva a settembre, oltre a convegni e focus sull’arte enologica, con buona soddisfazione anche di Leonardo Da Vinci che ai tempi di Ludovico il Moro dimostrava di apprezzare i vini della “Collina di Milano“, definendoli degni rivali di quelli della sua adorata Vinci.

Mariagrazia Innecco

 

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