Tappa n.71 – Lodi, un momento di pace

Mica facile avere a pochi chilometri una bisbetica, presuntuosa, ricca, forte e bella rivale.    A momenti viene la tentazione di fare pace e mettere assieme le forze per ottenere risultati congiunti, ma poi al primo sopruso scatta l’antipatia atavica e la rivalità di fondo che fa riprendere a litigare, a farsi i dispetti e a cercare la supremazia e la libertà d’azione. Più di un millennio tanto contrastato sfiancherebbe chiunque, ma non ha affatto fiaccato due cavalle di razza come sono sempre state e sempre saranno la città di Milano e quella di Lodi. Unite da un fiume, il Lambro, separate dalla stessa voglia di primeggiare, che nell’ultimo secolo pare finalmente sopita, magari solo nell’attesa di dissotterrare per l’ennesima volta l’ascia di guerra.

C’è da chiedersi come mai una città da sempre più piccola e meno popolosa come era l’antica Laus Pompeia si sia sentita all’altezza di rivaleggiare con la grande Mediolanum e come sia riuscita nei secoli a prendersi anche delle belle soddisfazioni. Merito della sua innata propensione ai commerci, probabilmente, oltre che della sua posizione fortunata, bagnata in antichità sia dal Lambro che dall’Adda e quindi naturalmente collegata al Po e al Mare Adriatico. Questo le permise di imporre pesanti pedaggi alle numerose imbarcazioni di passaggio e di creare uno dei più grandi e floridi mercati del tempo. Si svolgeva ogni martedì richiamando migliaia di compratori e alimentando la ricchezza cittadina.

lodi mercato

Milano in uno dei suoi momenti di supremazia – eravamo nel 1150 d.C. – gelosa di tanto successo e decisa ad interromperlo, impose che il mercato venisse trasferito ai margini dell’abitato, in un’area fangosa e mal servita, con l’evidente mira di portarlo alla chiusura.  A quel punto i lodigiani, stanchi di subire da Milano angherie e vessazioni di ogni tipo, cercarono la protezione di Federico Barbarossa: sapevano benissimo che anche  l’Imperatore mal sopportava l’atteggiamento sfrontato e poco da “suddita”che stava tenendo da fin troppo tempo Milano.

Le alterne vicende successive, seppure importantissime, sono davvero impossibili da descrivere senza annoiare il lettore, quindi ve le risparmio e passo senza indugio al giorno d’oggi, e alla mia particolare visione del lodigiano. Non me ne vogliano gli storici, ma quello che più mi commuove di questo territorio è la sua capacità culinaria e gastronomica. Mi darete della prosaica, lo so, ma quando mi trovo davanti a una “raspadura” o a un “fegato alla lodigiana” o a un “risotto in cagnone” vado in sollucchero e di tutti i contrasti tra le due belle me ne faccio un elegantissimo baffo! Provate, per non avere più dubbi, la Rassegna Gastronomica d’Autunno del Lodigiano, e sappiatemi dire…

Mariagrazia Innecco

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