Tappa n.72 – Pavia e la sua Certosa

Da Lodi a Pavia ci sono 35 chilometri scarsi, e vale la pena di percorrerli per dare un’occhiata a una tra le città più interessanti e antiche che ci sono nei dintorni di Milano. L’avevamo tenuta come “cuscinetto”, per saltarla in caso di ritardo sulla tabella di marcia, ma la precisione di Edite e Alessandro e soprattutto la buona tempra del motore della Capperina Turchina, mai troppo sollecitato e tenuto sempre al giusto numero di giri dal piede esperto del suo proprietario, ci sta permettendo una precisione di percorrenza assolutamente encomiabile.

Ed ecco che una visita alla romana Ticinum – che poi con il regno longobardo si chiamerà Papia – può essere effettuata in tutta serenità. Merita arrivare da Borgo Ticino e trovarsi davanti il famoso Ponte Coperto, che se per caso è illuminato dalla luce calda della sera diventa un capolavoro ancora più irreale. La riva destra del fiume sembra un dipinto di Carlo Carra, con le sue case basse, piccoline e coloratissime, talvolta trasformate in locande caratteristiche dove si mangiano gli antichi piatti della tradizione pavese.

Ora sono pregiate e costose, ma una volta qui ci abitavano i meno abbienti, quelli che non si potevano permettere le preziose case del centro, che avevano bisogno di stare vicino all’acqua perchè vivevano grazie alle loro imbarcazioni o perchè lavavano al fiume i panni dei ricchi: ed è toccante il monumento alla Marietta dello scultore Giovanni Scapolla, simbolo di tutte le lavanderine che con qualsiasi tempo e immerse nella nebbia hanno trascorso una vita intera con le mani nella gelida acqua del Ticino, sognando, un giorno, di poter vivere in modo meno faticoso. E’ suggestivo questo borgo, ma anche parecchio insidioso: lo si capisce dalle tante targhe che si trovano a diverse altezze sulle facciate delle casette e che segnano i livelli di piena del fiume nei vari anni.

Più o meno con cadenza decennale vanno sott’acqua, ed ecco spiegato anche il colore sempre brillante delle pitture che non fanno mai in tempo ad invecchiare… croce, delizia e scotto da pagare per avere un panorama tanto poetico davanti agli occhi e un fiume che si gonfia facilmente a pochi metri di distanza.

Riprendendo la marcia verso Milano a una decina di chilometri verso nord si incontra un altro gioiello pavese: la famosa Certosa voluta da Giangaleazzo Visconti per onorare un voto di maternità fatto dalla moglie Caterina e iniziata nel 1396 con uno sfarzo degno del Duomo di Milano (e forse indice della rivalità tra le due città). Il Castello Visconteo di Pavia e la Certosa erano e sono collegati da una strada dritta come un fuso che taglia la campagna e attraversa la pianura. Quasi alla stessa distanza, dalla parte opposta, si trova il Castello Sforzesco Milanese. Il complesso ha più di 600 anni di storia, molti problemi strutturali, costi elevati di gestione – gli ultimi calcoli fatti dicono che servirebbero 30 milioni di euro per i restauri – ma riesce ancora a mantenere intatta la sua atmosfera ieratica, grazie al suo isolamento e all’estensione notevole  della sua superficie. I monaci che vi abitano stanno facendo letteralmente i miracoli per mantenere viva la struttura per le decine di migliaia di visitatori che ogni anno vi si recano, nonostante gli orari ridottissimi in cui è aperta e la proverbiale severità dei padroni di casa, che sanno di avere un compito veramente arduo da portare avanti…

Mariagrazia Innecco

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