Tappa n.75 -Asti, the day after

Troppo poco durano le giornate belle: finiscono in un battibaleno come e più di tutte le altre, ma il nostro pensiero ci potrà riandare mille e mille volte, potremo riguardare ogni fotogramma con calma e forse scopriremo particolari che erano sfuggiti alla nostra attenzione nel momento in cui si manifestavano. The day after, il primo della nuova era, cade giusto il 14 febbraio, e per i neo signori Ciulla inizia nel migliore dei modi: circondati dalle orchidee con cui la deliziosa Laura Silva del Lisander – il B&B di charme di Seregno dove i nostri sposini hanno trascorso la loro prima e sacra notte di nozze – ha decorato la suite.

Un’atmosfera da vera vera “vie en rose” che non può essere rovinata da nulla, men che meno dalla nebbia che sta calando, accompagnata da una pioggerella piuttosto insistente. Ma chi se ne può accorgere, quando lo stato d’animo è idilliaco? Laura oltre alle orchidee ha pensato anche a degli oleografici Baci Perugina, in una scatola rigorosamente a forma di cuore, che troneggerà per qualche ora sul cruscotto della Capperina durante la marcia verso Asti, prossimo appuntamento del viaggio di ritorno di Alessandro e Edite.

14 febbraio 20162

Non è la giornata giusta per fare i turisti, quindi non riesco a convincerli a fare una sosta nella storica Vigevano, che sarebbe di strada: la stanchezza sta uscendo a fiotti e il calo dell’adrenalina è tosto da smaltire. Dicono che le Lune di Miele siano state inventate per dare agli sposi l’ossigeno per riprendersi dalle fatiche dei preparativi, ma qui tutto è special e diverso, bisogna procedere, incontrare ancora tanti amici e soprattutto non mancare l’appuntamento con la nave che tra qualche giorno partirà da Genova e in 18 ore porterà gli sposi e la cinquecentina fino a Palermo. Questa più che una Luna di Milele è un tostissimo Viaggio di Nozze: è iniziato 25 giorni prima della data dello sposalizio e ancora non accenna a finire!

Certo il mese di febbraio non è il migliore per arrivare nelle Langhe e nel Monferrato. Io ci sono stata in tutte le stagioni perchè ho un amico che ha un bel casale da queste parti, e decisamente consiglio di andarci in primavera inoltrata, quando le colline sono verdi e i filari delle viti si stanno riempiendo di foglie a perdita d’occhio, o in autunno, appena prima della vendemmia, quando ovunque si guardi compaiono scene dipinte di colori incredibili.

Invece non c’è stagione meno ideale dell’altra per una visita – possibilmente con degustazione – a una delle oltre duecento cantine che costellano l’intero territorio attorno ad Asti, alcune a conduzione familiare, altre famose in tutto il mondo, ma tutte estremamente organizzate e interessanti. Se sono più affascinanti e dirette le più piccole, dove può capitare ti accolga di persona il proprietario,  sono le più antiche e storiche che ci incanteranno con le loro dimensioni e i loro metodi di lavoro. Ho avuto la fortuna di vedere le Storiche Cantine Coppo di Canelli, che è una ridente località appena a sud di Asti: sono state addirittura dichiarate Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco per la loro estensione – 5.000 metri quadrati – per la loro profondità – arrivano a 40 metri sotto il livello del suolo – e per la lunghezza delle gallerie e dei cunicoli scavati nel tufo. Durante la visita guidata vi spiegheranno tantissime cose, ma credo resterete incantati, come è successo a me, dal racconto legato alla pratica del “remouage” che viene svolta tutti i giorni da un personaggio esperto, chiamato “capospumantista” al quale viene affidata la parte più delicata e finale della produzione degli spumanti.

La tecnica all’apparenza è molto semplice e serve ad evitare che il vino resti torbido, come accadeva fino a un secolo fa. Poi qualcuno si rese conto che mettendo le bottiglie quasi in verticale nei “pupitres“(le tavole inclinate che si vedono nella foto) dopo averle ben ben agitate per sollevare tutto il fondo, i residui dei lieviti in 5 o 6 giorni si appoggiavano tutti in una zona della bottiglia. Questo punto veniva segnato sul fondo con un gessetto e da lì iniziava una lentissima rotazione manuale giornaliera fino a che, in un paio di settimane, la feccia si spostava tutta nel collo della bottiglia.

Si fa ancora esattamente tutto nello stesso modo, a parte l’utilizzo di un macchinario per il congelamento rapido e naturale della feccia che viene eliminata in modo perfetto con il metodo della “sboccatura“. Ora che lo spumante è limpido e puro la bottiglia è pronta per essere tappata e ingabbiata in modo definitivo, in attesa del momento in cui sacrificarsi, facendosi tirare il collo per la gioia di qualche santo bevitore…

Mariagrazia Innecco

 

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