Tappa n.76 – Calosso, paradiso dello spirito.

E’ incredibile quanti cartelli indicanti cantine si vedano appena fuori Asti: in qualsiasi direzione ci si diriga è la stessa cosa, pare che da queste parti non si faccia altro che produrre vino… ma se ne beve anche parecchio!

Imboccando la Statale 59 in direzione sud e poi andando un po’ a caso, seguendo come spesso amano fare solo l’istinto, Alessandro e Edite vengono attratti da una collina incantata visibile fin da lontano. Alta circa 400 metri, stranamente non coperta di vigne ma di antiche abitazioni, talmente pittoresca da sembrare dipinta, ammaliante come una sirena. Senza averlo  programmato si ritrovano a Calosso, un piccolo borgo medievale, popolato da un migliaio di abitanti e immerso nel silenzio, proprio come piace a loro. Entrano nel cortile di una cantina, accolti con entusiasmo dal proprietario e da sua moglie che paiono attenderli da lungo tempo, come se fossero i protagonisti di una fiaba e già sapessero tutto di loro. E meno male che qualche volta i Piemontesi vengono tacciati di essere chiusi e poco ospitali… Le parole scritte da Alessandro ci aiutano a capire ancora meglio l’ambiente e l’atmosfera in cui si sono trovati immersi.

Mariagrazia Innecco

Piero e Bruna non hanno figli, ma solo in apparenza. Lui ha un’azienda di vino a Calosso da almeno tre generazioni. Dico “almeno” perchè neppure il suo bisnonno si ricordava con certezza da quanto tempo la possedeva. Oggi lì ci sono 35 ettari di vigne, incastonati in uno dei paesaggi più belli d’Italia, che sono diventati da pochi anni Patrimonio Unesco. Lo trovi in tuta da lavoro, arrivando in cantina, impegnato a realizzare i suoi vini con 13 dipendenti, ai quali ha dato sul posto la casa per vivere. E piano piano scopri che i loro figli li hanno sempre lì con loro. Sono le vigne, la cantina e i loro operai. Piero e Bruna vendono i loro vini direttamente al cliente. Non hanno intermediari, non fanno fiere e neppure pubblicità. In questo modo, non essendo assillati da spese, possono puntare alla qualità ad un prezzo accettabile. Hanno una ventina di etichette, che devi assaggiare in successione senza tornare mai indietro.”Non si fa” ti dicono sorridendo. Tante aziende raccontano balle, secondo loro, quando dicono di produrre del vino biologico in cui non mettono nulla. Rame e zolfo in polvere, che sono naturali peraltro, si sono sempre usati. Piero ti spiega con pacatezza che questi prodotti non entrano nella clorofilla della pianta e, quindi, neppure nel vino. Sono prodotti di copertura che vengono lavati dalla pioggia. Di diserbanti neppure a parlarne. Usa una macchina per togliere l’erba da sotto la pianta senza diserbare. Prima di andare via, io ed Edite decidiamo di acquistare uno strepitoso passito rosso al prezzo calmierato dalla loro filosofia. “Non fateci pubblicità, però, perchè i nostri 35 ettari sono già coperti dalla nostra clientela” ti salutano così Piero e Bruna, consapevoli di avere una famiglia bella e felice.”

Alessandro Ciulla

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