Tappa n.79 – Bagheria, bellezza misteriosa.

In qualsiasi direzione ci si diriga lasciando Palermo si incontrano località arcinote e di una bellezza fuori dell’ordinario: si potrebbe addirittura andare a caso e non si resterebbe mai delusi. Alessandro e Edite mi hanno confidato che spesso si affidano alla Capperina che pare sia sempre capace di portarli in posti significativi, ma soprattutto dove ci sono persone interessanti. E’ successo anche con Bagheria e con Capo Zafferano (a me pare persin finto da tanto è bello) in una giornata di febbraio limpida e calda da sembrare di giugno.

bagheria capo zafferano

Quanto ci sarebbe da dire di Bagheria e dei suoi cittadini illustri: senza andare tanto indietro nel tempo basta pensare a Renato Guttuso, che ha donato alla sua città un tale numero di opere da indurre l’Amministrazione Comunale ad aprire uno splendido Museo all’interno di Villa Cattolica, o a Giuseppe Tornatore, il regista da Oscar che le ha dedicato il film Baaria, o a Dacia Maraini che vi ha ambientato il suo riuscito romanzo autobiografico. Spesso è stata usata come set cinematografico (Johnny Stecchino, Nuovo Cinema Paradiso, Il Padrino, l’ultimo spot di Dolce&Gabbana con Sophia Loren) perchè oltre ad avere dai panorami unici, è ricchissima di Ville settecentesche in stile barocco perfette per sottolinearne l’opulenza, ma anche il suo mistero e la sua magia. Di una sola voglio parlare, Villa Palagonia – detta anche Villa dei Mostri – magnetica e irresistibile – già inserita nell’elenco delle cose che visiterò in agosto. Assurda al punto che Salvador Dalì la voleva acquistare, provocò in Goethe strane reazioni. Nel suo libro Viaggio in Italia ne parlò malissimo, dando del pazzo al Principe di Palagonia che la fece costruire tutta sghemba e la volle tristemente ornata da più di duecento statue orrende e deformi. Il poeta però ne fu al contempo così attratto da indicarla nel suo Faust come perfetto simbolo demoniaco, coniando addirittura l’aggettivo “palagonico” per indicare qualcosa che sta in bilico tra il terrore e l’attrazione.

Ma torniamo alla bellezza delle persone, che a noi del Team del Cappero interessa quanto e forse più di quella dei luoghi: a Bagheria vive e lavora una donna speciale, Pina, che Alessandro Ciulla ha descritto con parole molto intense:

“A Bagheria c’è una vita felice, quella di Pina. Da giovane ha studiato farmacia, ma a tre esami dal traguardo ha deciso di mollare tutto seguendo la passione per la pittura. E’ stato il marito a permetterle, trent’anni fa, di realizzare il sogno di aprire una bottega d’arte come quelle di una volta in cui si incoraggiano e si aiutano i giovani a spiccare il volo da soli. “Con la bottega, mio marito mi ha posta su un piedistallo di vita” ti dice sgranando gli occhi con gioia.
Riccardo, Eleonora e Suleimar sono il resto della sua famiglia. Suleimar è un ragazzo del Burkina Faso, che vive in una comunità di minori ed è affidato per il momento a lei. Pina lo ha fortemente voluto. “Non ci sono mostri in mezzo al mare, quando sbarcano nelle nostre terre” aggiunge, guardando Suleimar con amorevole dolcezza.
Pochi anni fa ha cominciato uno studio semplice delle carte siciliane, immaginando come potessero sentirsi i migranti siciliani al momento dello sbarco nelle Americhe, privi di tutto e poverissimi come i migranti di oggi. Gente che aveva addosso solo la propria dignità. Pina ha immaginato che qualcuno di loro fosse riuscito a portare in tasca un mazzo di carte siciliane. Ha studiato i colori tipici del carretto siciliano e ha trasferito entrambi, colori e carte, su piccole scatole, che rimandano poeticamente all’idea di conservare e mantenere in uno scrigno la tradizione siciliana. Le scatole sono realizzate con materiali di riuso e riciclo, compresi gli ossidi, cioè i colori naturali e non comprati, come l’azuolo usato dalle nostre nonne per sbiancare le lenzuola. Anche per le stampe usa solventi ecologici. Preferisce spendere di più in questi materiali perchè costa di meno che inquinare. Il danno, secondo lei, mica lo fa alla sua tasca, se inquina, ma al mondo. Prima della raccolta differenziata ci deve essere il riuso, che non è contestualizzato ancora nelle politiche ambientali. “La differenziata già è munnizza!” ti grida con accento bagherese. Pina non è solo una vita felice ma un’isola. Il mare non lo vedi e apprezzi mai sino a quando non compare un’isola. Questa è la missione di Pina.”

Mariagrazia Innecco

 

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